Cos'è
Non vide mai realizzata la sua Città Nuova. Antonio Sant’Elia cadde sul fronte di Monfalcone il 10 ottobre 1916, a 28 anni, lasciando grattacieli, stazioni e centrali elettriche che esistevano soltanto sulla carta. Eppure, a centodieci anni dalla morte, quei disegni continuano a parlare.
Dal 19 novembre 2026 al 31 gennaio 2027 il CASVA di Milano e dal 20 novembre la Pinacoteca Civica di Como dedicano all’architetto futurista un doppio appuntamento espositivo, a cura dei Musei civici di Como e dell’Accademia di Belle Arti di Brera, che affronta una domanda rimasta a lungo ai margini degli studi: che cosa accadde quando, negli anni Trenta, i fogli di Sant’Elia uscirono dai cassetti e finirono sotto gli occhi di architetti e pittori?
Le mostre sono la seconda tappa del progetto triennale Documentare, valorizzare: tra ricerca e progettazione digitale, avviato nel 2024 grazie alla collaborazione tra Comune di Como, Pinacoteca Civica e Accademia di Brera da un progetto di Alessandra Coppa, Lorella Giudici e Rosanna Ruscio. Un percorso che ha trasformato un archivio in un cantiere di ricerca: durante l’anno accademico 2025-26 gli studenti della Scuola di Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico, della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte e della Scuola di Progettazione Artistica per l’Impresa hanno studiato l’opera e le vicende critiche di Sant’Elia, partendo proprio dai disegni custoditi alla Pinacoteca di Como.
Ne è nata un’indagine archivistica su documenti, testi critici e disegni editi e inediti, che legge l’eredità visionaria di Sant’Elia nell’architettura degli anni Trenta e la mette a confronto con i protagonisti della pittura astrattista di quel tempo: da Mario Radice a Manlio Rho, da Carla Badiali a Carla Prina.
Alla Pinacoteca di Como: dalla “Torre faro” al Monumento ai Caduti
Negli spazi dedicati a Sant’Elia, al secondo piano della Pinacoteca, la mostra comasca segue il filo di un’idea che attraversa due generazioni: i disegni di Sant’Elia sul tema della “Torre faro” e la loro appassionante evoluzione fino al Monumento ai Caduti di Giuseppe Terragni, realizzato negli anni Trenta.
A raccontarla sono bozzetti, tavole progettuali, fotografie, documenti d’archivio e un modello 3D. Accanto ai materiali delle collezioni civiche, opere, progetti e documenti in prestito da collezioni private, dall’archivio Terragni e dall’archivio municipale del Comune di Como.
Al CASVA di Milano: architetti e pittori allo specchio
A Milano il cuore del percorso sono i trittici comparativi: gli schizzi di Sant’Elia accostati ai disegni degli architetti razionalisti lariani – Terragni, Cattaneo, Cereghini, Lingeri, Cassi Ramelli – e ai quadri degli astrattisti comaschi – Badiali, Rho, Radice, Prina. Una lettura trasversale, stimolante e inedita, in cui forme e strutture rimbalzano da una disciplina all’altra. Gran parte delle opere proviene dalle collezioni della Pinacoteca di Como; alcune, come quattro progetti architettonici a colori di Mario Cereghini, sono esposte qui per la prima volta.
Al CASVA emerge anche un Sant’Elia meno conosciuto, quello designer: in mostra pezzi di grande interesse formale e storico realizzati negli anni Trenta dall’argentiere milanese Arrigo Finzi su disegni dell’architetto comasco. Un’eredità che, prima ancora che nelle forme, passa nel metodo.
