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Lo Stemma del Comune di Como
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intestazione: storia

L'età signorile

L'elemento caratterizzante l'Italia del XIV secolo, fu dunque la violenta contrapposizione dei ceti borghesi delle città già in lotta per l'affermazione della propria influenza politica ed economica. Le opposte fazioni inalberavano, di volta in volta, bandiera guelfa o ghibellina; e così ogni città, nella sua incessante lotta con le altre, colorava con l'adesione a uno o all'altro partito, l'interesse a dominare le fonti di ricchezza.
Al tempo di Federico II, ebbe inizio anche a Como un lungo periodo di combattimenti che videro protagoniste la famiglia guelfa dei Vitani e quella ghibellina dei Rusca, che si divisero i favori dei comuni lariani fino al 1303. In quell'anno i Rusca presero saldamente il governo cittadino reggendolo anche dopo la parentesi nel 1408, del dominio visconteo. L'opera di assoggettamento dei comuni in seguito alla morte di Federico II si arrestò; si aprì invece una fase di interregno e la già delineatasi crisi istituzionale dei comuni venne ad accentuarsi fino all'avvento della signoria.


Prodromica alla sua instaurazione è l'emergenza di una classe politica composita, formata sia dall'aristocrazia militare sia dai ceti borghesi. Il comune venne configurandosi come una città-stato, tanto che l'Italia del XIII-XIV secolo appariva come un complicato intreccio di dominazioni, cucito tra comuni e signorie oltre alle maggiori dinastie marchionali e comitali.
Come già sottolineato, Como fu una delle prime città a fare sorgere mura ed edifici simbolo della sovranità del Comune, e a darsi una costituzione. Il suo più antico edificio governativo è il palazzo del Broletto, eretto nel 1215 dal podestà Bonardo da Cadazzo in stile romanico, con inserti gotici e secondo una precisa tipologia architettonica: il piano terreno, aperto e completato da un doppio portico sostenuto da pilastri ottagonali, che si estendeva nell'area di mercato realizzata davanti all'edificio, sosteneva l'ampia sala sovrastante, sede governativa e giudiziaria.
Il Broletto comasco si distingue tuttavia dagli altri edifici ad analoga destinazione, per le facciate policrome, realizzate con alternanza di marmi bianchi, grigi e rossi, tratti dalle cave lariane. Incendiato nel 1408, il palazzo fu riedificato verso la metà dello stesso secolo, con l'aggiunta del balcone e dell'attigua torre civica, e privato dell'ultima campata di destra per far posto al Duomo. Un chiaro esempio di architettura romanica militare è invece rappresentato dalla torre di Porta Vittoria, detta Porta Torre. A base quadrata e alta circa 40 metri, fu eretta nel 1192 quale elemento centrale di tre torri inserite nella struttura cittadina di fortificazione. Rimangono inoltre la torre pentagonale di San Vitale a est e, insieme a un tratto delle mura dell'originaria cinta, quella di Porta Nuova, a ovest.
Da Porta Torre la Domenica delle Palme si apre la fiera di Pasqua dove si trovano svariate tipologie di mercanzie. Gli edifici di culto eretti a Como in questo periodo, le chiese della SS. Annunciata (oggi SS. Crocifisso) e di Sant'Agostino, costituiscono insieme al Duomo un compiuto esempio di architettura gotica.
La chiesa della SS. Annunciata, ospita un leggendario crocefisso ligneo quattrocentesco portato in processione il venerdì santo di ogni anno. Lo spazio interno della chiesa che lo ospita, è concepito in unica navata, e conserva affreschi del Morazzone e dell'intelvese Carlo Carloni; mentre la facciata - neoclassica - è di Luigi Fontana.
La chiesa di Sant'Agostino dalla semplice facciata con rosone centrale e dal portale romanico che si apre sotto una lunetta affrescata, costituisce qui l'unico esempio di chiesa ogivale cistercense. All'interno custodisce affreschi quattrocenteschi e tele del Morazzone, e un affresco del XV secolo nell'attiguo chiostro.


Il senso religioso, diffuso soprattutto per l'azione di molta parte del clero minore, nulla poté contro le lotte intestine. A Milano, sotto bandiera guelfa o ghibellina si agitarono le fazioni dei Della Torre e dei Visconti: ai primi, che governarono la politica milanese e lombarda tra il 1265 e il 1273, succedette nel 1277 la signoria ghibellina dei Visconti, in seguito all'ascesa politica dell'arcivescovo Ottone.
Così incominciò la fortuna politica del casato che avrebbe tratto Como nella sua sfera d'influenza. Nel 1287, l'elezione a capitano del popolo del pronipote di Ottone, Matteo, preparò il terreno per la sua nomina a podestà, ottenuta l'anno seguente. Nel 1294 il vicariato imperiale di cui Matteo fu ufficialmente insignito dalla corona, gettò le basi per la formazione di uno stato che avrebbe inglobato la maggior parte della pianura padana. Per dar corpo a questo disegno, Matteo legò a sé per un lungo periodo borghesia e popolo, senza che l'effimero ritorno dei Torriani al dominio di Milano riuscisse a scalfire il già solido legame instaurato in città dai Visconti.
Per quanto concerne Como, le cronache del tempo narrano che Napo Torriani morì prigioniero nella rocca di Baradello per mano di Ottone, in seguito alla vittoria viscontea nella battaglia di Desio del 1277.
Mentre la nuova signoria si imponeva su Milano e sulla Lombardia, a Como le lotte coinvolsero progressivamente anche il contado: Bellano, Lomazzo, Morbio, Menaggio, Porlezza, Torno e la valle di Lugano manifestavano simpatie guelfe. Per i ghibellini parteggiavano invece: Bellinzona, Lugano, Cernobbio, Moltrasio, Carate e Colico. Milano si approfittò di tali conflitti trionfando effettivamente su tutti: i Vitani prima, i Rusca poi, si arroccarono sul lago Maggiore investiti dai Visconti del feudo di Porto Valtravaglia.
Como era ormai nell'orbita milanese. Il conflitto del 1281 a Vaprio d'Adda, fornì nel 1282 l'occasione per definire il territorio dei laghi entro l'area del ducato di Milano. Tale dominio sull'intero territorio comasco, fu sancito nel 1335 e si perpetrò, dopo la morte di Filippo Maria (ultimo esponente dei Visconti) con gli Sforza.


Nonostante il suo anelito indipendentista e le dure lotte intraprese a tal fine, fu l'industria della seta a conferire alla città una sua originalità. Attraverso Arti e Corporazioni, le istanze proprie del nascente ceto mercantile e imprenditoriale, raggiunsero un peso economico tale da indurre un'adeguata soluzione politica: la signoria.
Nell'Italia trecentesca per realizzare un disegno così articolato, fu necessario l'uso della forza sicché signore della città fu, quasi naturalmente,"l'uomo esperto di cose militari". Se inizialmente i nuovi signori a capo del comune non ne alterarono le istituzioni, in seguito tesero a consolidare la propria autorità. Prima ampliarono la durata della carica, poi la trasformarono in signoria vitalizia e, non di rado, in vicariato imperiale o papale, al fine di tramandare il potere ai discendenti.
L'antico governo comunale venne inesorabilmente snaturato. Malgrado la pesante ingerenza milanese, Como continuava a svolgere una funzione economica di primo piano basata sulla florida industria della lana, che già nel 1423 raggiungeva una produzione di 12.000 pezze destinate al solo mercato del Mediterraneo orientale, e alla quale nel 1510 si sarebbe aggiunta quella della seta. La potenza dell'intero ducato risorse, sempre contrastata da alleanze con al loro centro la Repubblica di Venezia, finché nel 1525, l'intervento di Carlo VIII restituì agli Sforza i confini esistenti al tempo di Filippo.
La pace siglata con Venezia decise la neutralità di alcune terre ai confini dei due stati, affrancandole di fatto da qualsiasi giurisdizione. Esse divennero così, almeno fino al XVIII secolo, rifugio di fuorilegge e briganti. Pur realizzando opere grandiose, gli Sforza non si sottrassero alla consuetudine dei potenti di tessere torbidi intrighi.
A questi dovette la propria ascesa Ludovico il Moro che poi consegnò l'Italia agli stranieri, a cominciare da Carlo VIII. Ancora una volta Milano trascinò con sé Como, e dopo un periodo di prosperità le città italiane furono ancora alla mercé di dominatori d'oltralpe.
Tuttavia la fase sforzesca favorì l'avvento di un periodo di pace e di sviluppo a Como si dissolsero le lotte di fazione e prevalse la logica di una buona amministrazione.


Come già ricordato, l'editto di Rotari informa che i Maestri Comacini erano maestranze (tra cui gli Antelami, i Campionasi, i Luganesi, i Ticinesi, i Porlezzesi e gli Intelvesi) chiamate a lavorare in tutta Italia: i nomi più noti furono quelli di Benedetto degli Antelami, attivo a Parma nel XII-XIII secolo, Matteo e Bonino da Campione e Della Porta da Porlezza.
La definizione "romanico-comasco" attribuita ai loro edifici e complessi plastici, non è altro che il compendio ch'essi trassero ed efficacemente armonizzarono, fra una tradizione romanica e un gusto proprio dell'arte locale. Oltre ai già più volte citati Sant'Abbbondio, San Fedele e San Carpoforo, sempre a Como troviamo San Giacomo, e poi San Vincenzo a Gera Lario, Santa Maria del Tiglio a Gravedona, Sant'Eufemia sull'Isola Comacina, il complesso monastico di Piona e il battistero di Lenno, Sant'Antonio a San Fedele Intelvi, San Benedetto in Val Perlana, Santa Maria Maddalena e San Sisino di Ossuccio e in fine San Pietro al Monte Civate. Ma l'opera più significativa del periodo resta la cattedrale di Como, cui partecipò finanziariamente l'intera città
Accanto agli edifici religiosi, la tipologia artistica del secolo si manifesta anche negli edifici a destinazione civile. In quest'epoca sia i comuni cittadini sia quelli rurali attesero al rinnovamento o al consolidamento delle loro strutture. A Como sono ancora visibili le mura, le torri di Castel Baradello, il Broletto, Palazzo Odescalchi, eretto in forme tardo gotiche e oggi sede della biblioteca comunale, e Palazzo Rusca, successivamente modificato da Gian Giacomo Rusca nel 1514. Tutti palesano la vitalità economica e la fervida operosità delle corporazioni di arti e mestieri. Intorno al XV secolo la zona nord orientale dei Corpi Santi di Como, oltre al Monte Olimpino le località di Bignanico, Polano, Folcino, Interlegno, Carnasino, Quarcino, Sagnino e Mognano, apparteneva alla parrocchia di San Salvatore. La zona assunse particolare importanza nel cinquecento allorché, stabilito il confine con la Confederazione Elvetica a Chiasso e lungo il torrente Breggia, incrementò i traffici commerciali lungo la via Bellinzona. Come altrove, in questo periodo anche nel territorio dei Corpi Santi di Como ci fu un aumento demografico.


La solidità economica che Francesco Sforza intendeva assicurare al suo dominio incluse il progetto di un'efficiente canalizzazione. I primi tentativi risalgono al tempo della Repubblica Ambrosiana, ma la loro realizzazione è del XV secolo quando, con il Naviglio della Martesana, si completò un sistema capace di convogliare nel capoluogo lombardo le acque del Lago Maggiore e del Lago di Como. Non venne peraltro risolto il problema dell'integrazione a monte del naviglio date le difficoltà inerenti il canale di Paderno, la cui vicenda si trascinò per altri 260 anni. L'opera giunse a compimento nel 1777, per convogliare sul Lago di Como parte del commercio di transito concentrato invece sul Lago Maggiore.
A partire dalla metà del XV secolo seguì un grande travaglio sociale e religioso che coinvolse anche l'arte e la cultura medioevale. Emblematica è la ricerca di un nuovo linguaggio artistico che portò all'uso di formule già consolidate. Il papato attraversato da fremiti di disaccordo su principi dogmatici, non sembrava in grado di risolvere il problema dell'unione della Chiesa gotica con quella latina. Il movimento controriformista, su iniziativa di vari ordini religiosi dava impulso alla diffusione di forme collegiali ecclesiastiche con un duplice scopo: formare le classi dirigenti ecclesiastiche, e fornire istruzione ai fanciulli delle classi meno abbienti; un significativo esempio è costituito dalla fondazione di uno di questi collegi del Gesù, voluto nel 1437 dall'umanista e cardinale Branda da Castiglione.
Le carestie che si sommarono alla peste nera, ricondussero a una situazione si sottopopolamento; la carenza di manodopera e il calo dei prezzi dei cereali misero in difficoltà l'attività agricola fino all'abbandono di numerosi villaggi. Fu proprio in tale contesto di generale involuzione che la borghesia riuscì a consolidare il proprio dominio politico ed economico, mentre lo sgretolamento del sistema feudale accelerò il processo di liberazione degli abitanti delle campagne: i vincoli di servitù personale vennero mutati in contratti di affitto o di mezzadria. La crisi demografica si abbatté anche sulle città, ma esse riuscirono a compensarla, nel secolo successivo il cuore dell'economia si collocò infatti negli antichi comuni dell'Italia settentrionale, nei quali emerse un nuovo ceto dominante: il patriziato.
L'agricoltura, che assorbiva l'80-85% della popolazione, era ancora il principale punto d'appoggio economico statale e il fulcro della supremazia aristocratica. I centri pedemontani dovettero in larga misura la loro vitalità economica agli scambi con il mondo prealpino: tutte le attività artigianali, anche quelle più antiche come la lavorazione della lana, si accrebbero con il contributo di materie prime delle prealpi, mentre con l'apporto di energia idrica poterono alimentare gli impianti quasi sempre di origine medioevale. Essa già nell'alto Medioevo portò alla realizzazione di apparecchiature di follatura lungo i corsi d'acqua; la manifattura già nel XII-XIII secolo venne gestita perlopiù dagli Umiliati, e la lavorazione delle lane inglesi, tedesche e spagnole produsse panni commercializzati poi in tutte le principali fiere europee.


Como continuò a esercitare un ruolo economico di primo piano anche nel corso del XIV secolo: ai panni di lana si aggiunsero tele, cotone e filati, oltre a un variegato ventaglio di altre produzioni come quelle del vetro, del ferro e del sapone. Nel 1510 si avviò a Como la filatura della seta.
L'affascinante storia di questo tessuto risale ai lontani commerci che per più secoli si snodarono esclusivamente lungo l'omonima via. Nel 552, dopo l'introduzione della bachicoltura, soprattutto tra arabi e persiani, si sviluppò una manifattura che raggiunse la Spagna e, nel 1146, anche Palermo.
Grazie a Sigismondo Boldoni che la introdusse e per le felici condizioni geografiche che la accolsero, la produzione serica trasformò Como in uno dei centri economici trainanti. Dalla fine del cinquecento, l'allevamento dei bachi, la trattura e la torcitura del filo, si affermarono in tutto il territorio rurale provocando massicce evoluzioni del paesaggio. Solo sotto il dominio spagnolo la prosperità di Como si arrestò.

Porta Torre

Porta Torre.

 
Il Duomo

Il Duomo.

 
Sant'Agostino

Chiesa di Sant'Agostino.

 
SS. Crocifisso

Chiesa del SS. Crocifisso. Interno.

 
Palazzo Odescalchi

Palazzo Odescalchi.

 
Palazzo Rusca

Palazzo Rusca: porticato.

 
San Giacomo

Chiesa di San Giacomo.

 
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