Il Broletto di Como, edificio con facciata gotica a fasce
marmoree bianche, grigie e rosse di cave lariane, fiancheggiato
dalla torre civica a bugnato, fu eretto nel 1215 dal podestà Bonardo
da Codazzo e modificato in forme gotico-rinascimentale nel
1477.
L'edificio oggi visibile è quello che resta, dopo estese mutilazioni e
restauri, di un palazzo a corte. Sede originaria del Palazzo Comunale di Como
sorse accanto all'antica Cattedrale che studi recenti concordano nel proporre
non come un'unica chiesa, ma come un complesso a cattedrale doppia, costituito
dalle basiliche di S. Maria e S. Giacomo. L'area racchiusa tra i due templi,
che in altri casi viene occupata dal battistero e che viceversa a Como rimarrà quella
antistante la cattedrale antica di S. Eufemia - S. Fedele, era comunque uno spazio
di particolare rilevanza; la scelta di insediare il Palazzo Comunale lì,
e non di fronte, appare quale chiarissimo e deliberato segno della continuità fra
l'autorità civile del Vescovo e il potere del Comune, che aveva avocato
a sé il controllo sul territorio diocesano. In tale area il Palazzo Comunale
si configurò con due corpi di fabbrica contrapposti, uniti da portici
almeno sul lato meridionale. Le evidenze materiali ma anche le testimonianze
grafiche suggeriscono che il complesso fosse alquanto omogeneo sotto il profilo
stilistico e cronologico. L'esistenza del portico sul lato sud - quello addossato
all'antica S. Maria Maggiore - è comprovato sia dalla testimonianza storica
di Benedetto Giovio, fratello di Paolo Giovio - cui è dedicato il Civico
Museo di Como -, sia da rinvenimenti archeologici.
Ma questo portico sparì ai primi del cinquecento, con il progredire della
costruzione della nuova Cattedrale. Vi è infatti un dispaccio del 1514
in cui Massimiliano Sforza concedeva la licenza di demolire parte dell'atrio
del Broletto per consentire la prosecuzione della costruzione del Duomo. Questa
demolizione ottenne come risultato che il Palazzo Comunale apparisse ai comaschi
composto di due distinte unità, chiamate rispettivamente "Pretorio" e "Broletto".
Il corpo orientale, il cosiddetto Pretorio, aveva una configurazione
planimetrica tale da comprendere altri due cortiletti al
suo interno e presentava una facciata posteriore verso l'attuale
Via Rodari, con un grande portale archiacuto. La facciata
verso la corte interna del Palazzo presentava un portico
con arcate a sesto acuto sormontate da due ordini di trifore.
I caratteri stilistici di questa parte erano tanto simili
a quelli del Broletto, che pare verosimile la notizia secondo
cui i pezzi superstiti della demolizione del Pretorio siano
stati utilizzati per reintegrare il Broletto durante i restauri
del 1896-1898. Il Pretorio venne demolito in piccola parte
nel secondo decennio del 1500 e poi più ampiamente
nel 1653, per far posto all'abside settentrionale del Duomo;
la demolizione totale avvenne poi nel 1846-1847 per la costruzione
dell'edificio porticato tuttora esistente. Il corpo occidentale
superstite, era stretto fra la Torre Civica, che costituisce
probabilmente il più antico segno tangibile dell'insediamento
del Comune, e il campanile di S. Maria Maggiore.
La perdita di due campate del Broletto a causa dell'espansione
della Cattedrale verso la piazza, sembra sia più leggenda
che realtà. La lieve asimmetria della facciata del
Duomo si spiega infatti con la necessità di mantenere
il Broletto inglobando solo una parete nel muro della Cattedrale.
Del resto la facciata del Broletto su piazza del Duomo è sostanzialmente
priva di mutilazioni, e le spalle di muro ai lati non presentano
segni di rimaneggiamento. In fine, proprio il muro del Broletto
verso il Duomo recava affreschi datati al primo trecento,
il che non consente di pensare alla parete meridionale del
salone come al tamponamento di un edificio mutilato. Il Broletto
svolgeva la funzione di diaframma tra la piazza del Duomo
e la corte interna. Un tempo il porticato terreno era tagliato
longitudinalmente da un muro con ampio portone. La parte
inferiore di tale muro, abbattuto per essere sostituito dall'attuale
sequenza centrale di arcate, è stata messa in vista
nei lavori effettuati nel 1973. Per inciso, si può ritenere
che tale muro facesse parte del recinto della Cittadella
Viscontea, immaginata in forme militaresche, ma da intendere
soprattutto come ridotto sufficiente a proteggere il contatto
tra Castello e darsena in caso di sommossa.
Dal XV secolo appaiono poco chiare le vicende del Broletto.
Le notizie di incendi e riparazioni quattrocentesche sono
probabilmente da reinterpretare, mentre manca una vera e
propria disamina delle vicende edilizie fino al 1764, quando
si operò la trasformazione in teatro. In seguito invece
risulta ben documentato l'intervento di restauro del 1896-1899
e la successiva costruzione della scala del 1904-1905, così come
la demolizione e la ricostruzione della parte superiore della
torre. Nel 1973 si decise la demolizione della scala posta
in opera dal Linati nel corso dell'intervento del 1904. L'uso
che si faceva del Broletto (sala per conferenze), non corrispondeva
infatti alle normative vigenti di sicurezza. La scala venne
sostituita da una nuova struttura metallica, affiancata da
un'altra scala all'interno della torre. A questa scelta si
giunse non senza problemi poiché le normative prevedevano
la presenza di almeno tre uscite di sicurezza, mentre sembrava
impossibile aprire nel salone altre vie con nuove scale.
Si riuscì ad aprire una seconda porta, sul medesimo
pianerottolo, e a costruire una scala metallica all'interno
della torre; ma la mancanza della terza via di fuga comportò la
classificazione delle attività praticabili all'interno
del salone come attività culturali a limitato affollamento.
Nel corso degli scavi per le fondazioni della scala vennero
inoltre rinvenuti resti di murature sbandierati sulla stampa
locale come resti di una torre romana e le Sovrintendenze
- Archeologica e ai Monumenti - fecero pressioni sul Comune
di Como per estendere gli scavi. Si arrivò, non senza
polemiche da parte di cittadini e associazioni culturali
che accusavano il Comune di "azzoppare la piazza" e di "scarnificare
parte delle fondamenta del Duomo", alla determinazione di
abbassare tutto il piano di calpestio del porticato del Broletto,
riportandolo alla quota originaria, o meglio, a una serie
di quote differenti.
Nel 1997 la Sovrintendenza ai beni Architettonici e Ambientali
iniziò i lavori di restauro delle facciate del Palazzo
del Broletto. Congiuntamente, l'attuale Amministrazione deliberò,
con provvedimento di Giunta del 27 ottobre 1997, di rifare
il tetto del Broletto, poiché la copertura in pietra
e la lattoneria erano in condizioni di forte degrado e il
dilavamento di ossidi e ruggine avevano causato gran parte
delle macchie presenti sulle facciate. Venne pertanto deciso
di stanziare l'importo di Lit. 150.000.000 per sostituire
la lattoneria ammalorata e i canali di gronda, oltre a procedere
al rifacimento delle coperture con formazione di una nuova
orditura in travetti e listoni di abete.
Nel 1999 in fine, vista la difficile situazione di fruibilità del
Broletto, causata dall'inaccessibilità dell'edificio
a tutti i cittadini (DPR 503/96 in forza del quale tutti
gli edifici pubblici devono essere resi accessibili) e dalla
necessità di effettuare interventi di restauro, riqualificazione
funzionale, tecnologica, impiantistica e di consolidamento
statico della struttura, la Giunta, in data 16 dicembre 1999,
deliberò di stanziare l'importo di un miliardo e 200
milioni per ridare alla città il pieno godimento del
palazzo. |
|
Facciata |
| |
Torre Civica |
| |
Sala interna |
| |
Particolare della sala interna |
|