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L'età carolingio-ottoniana

   
 

I sovrani merovingi sostituirono alle disordinate formazioni militari barbariche il cavalierato: un corpo armato e addestrato che il sovrano legava a sé con laute concessioni in usufrutto, di terre del fisco o della chiesa. Questa pratica istituzionalizzò il sistema feudale, che ben presto trasformò in ereditarie cariche e proprietà inizialmente elargite unicamente a titolo vitalizio. Fu la risposta alla concentrazione di estese proprietà nelle mani di grandi di enti ecclesiastici o della nobiltà. Questa fortificò i suoi domini e chiamò milizie armate a proteggere la casa dominica.
Carlo Magno mise al posto dei capi longobardi comes franchi e, secondo il progetto imperiale che voleva uno stato fondato su vincoli di fedeltà personale al proprio capo, attribuì loro sia l'autorità civile sia quella militare; nelle zone di confine raggruppò più contee nelle mani di margravi o marchesi, di dignità superiore al conte.


Secondo la nuova organizzazione franca, Como divenne capoluogo di contea e, in virtù della sua posizione strategica, fu dotata di un complesso sistema di castelli che controllavano sia i centri abitati sia, soprattutto, i punti vitali delle vie di comunicazione che consentivano di lucrare sui traffici commerciali. La ricchezza agraria dei fondovalle alimentava, infatti, scambi commerciali sia su scala locale sia di maggiore raggio, fin oltre i valichi alpini. Il complesso progetto ideato da Carlo Magno con Milano sede imperiale e capoluogo del dominio, penalizzò notevolmente Como.
La grande importanza attribuita dai Franchi alla Chiesa si esplicò nello straordinario prestigio assegnato ai vescovi posti a capo delle diocesi e considerati tra i membri più autorevoli dell'intera gerarchia statale. Con l'assegnazione della diocesi di Coira come suffraganea all'episcopato milanese, Carlo Magno perseguiva il dominio della chiesa milanese nelle valli di Blenio, Laventina e Riviera; e solo nell'818 suo figlio, Ludovico il Pio, cercò di riequilibrare le sperequate assegnazioni paterne cedendo la corte di Aguzzo, situata nella pieve di Agno, alla chiesa comasca di Sant'Abbondio. L'avvento della dinastia ottoniana coinvolse il territorio lariano nella cruenta contesa tra Ottone I e il re d'Italia Berengario, per il possesso della penisola. I figli del re, sostenuti dalle contee di Lecco e di Seprio, trovarono rifugio sull'Isola Comacina, ma l'imperatore, soccorso da Como, uscì dal conflitto vittorioso. Insediatasi da quel momento la nuova dinastia imperiale, per l'intera durata dell'età degli Ottoni - dal 912 al 1002 - Como e la sua diocesi riuscirono a recuperare molta della loro influenza. La collaborazione al progetto imperiale, volto a trasformare la Chiesa in un organismo amministrativo direttamente dipendente dall'impero, valse all'episcopato comasco e alla città, ampi benefici: Como si riappropriò di gran parte dei territori sui laghi, compresa Bellagio fino ad allora dipendente da Lecco; nel 962 Ottone concesse a Menaggio e all'Isola Comacina speciali privilegi; nel 978 Lecco andò in "dono" al vescovo di Como, cui vennero pure riconosciuti i diritti sui mercati settimanali di Como e Lugano nonché quelli di pesca sul Lario, sul lago di Mezzola e sui fiumi in essi confluenti.


I capitelli di Crevenna e di Capiate, lastre e plutei che arricchirono la basilica di Sant'Abbondio caratterizzarono l'espressione artistica di età carolingia, intesa programmaticamente al recupero dei valori formali del classicismo, che le influenze islamiche e nordiche avevano allontanato dai canoni tradizionali. Anche in questo atteggiamento nei confronti dell'arte, Carlo Magno intese riaffermare la sua intenzione di restaurazione in senso politico-religioso dell'impero romano. La potenza comitale progredì e il passaggio tra il IX e il X secolo segnò un periodo di grandi lotte intestine tra le grandi casate feudali alle cui pretese pose fine Ottone I.
Egli conferì ai vescovi benefici feudali e uffici comitali restaurando il carattere vitalizio di tali cariche. La gerarchia ecclesiastica, distribuita tra sedi metropolitane, episcopali e chiese minori, attribuiva alle diocesi una competenza amministrativo-territoriale sulle pievi (a loro volta assegnatarie di giurisdizione su chiese e cappelle dislocate nel territorio plebano). Nei secoli VII e VIII, la pieve era un sistema organizzativo religioso-territoriale. Dipendenti da diocesi furono centro di vita religiosa per alcune località circostanti e succursali della pieve stessa. Il termine "pieve" designava originariamente la comunità dei fedeli appartenente a un distretto territoriale circostante la chiesa. Al sistema parrocchiale moderno si arrivò attraverso una duplice evoluzione: la graduale elevazione delle succursali a parrocchie autonome e la disgregazione dell'organizzazione corporativa dei chierici. Fu il Concilio di Trento a riconoscerle ufficialmente. In territorio lariano la pieve di Dervio comprendeva, durante il medioevo, molti centri circostanti e alcuni della Val Marrone; la pieve di Agno raggruppava ben 46 delle attuali parrocchie; Lezzeno appartenne politicamente e religiosamente alla pieve d'Isola fino al XVIII secolo; Riva San Vitale fu una delle più antiche pievi del vescovado di Como, mentre Dongo, Gravedona e Olmo costituirono l'originario feudo delle Tre Pievi, con un alternarsi di appartenenze dovute alle continue inondazioni dell'Adda. Per questo motivo, alla metà del quattrocento, Olmo lasciò la contea. Le subentrò Sorico e successivamente Gera Lario, di cui fu conte nel 1580 Tolomeo Gallio che vi fece edificare il palazzo progettato da Pellegrino Ribaldi. Porlezza era invece pieve lariana dipendente dalla diocesi milanese.


Il disegno ottoniano sortì come primo effetto quello di attribuire al clero smisurate ricchezze. Gli ordini monastici divennero diretti gestori di floride attività agricole. Emblematico è il caso degli Umiliati, che affondarono l'originario voto di povertà nella corruzione e nell'accumulo di ricchezze. Un ordine che ai suoi esordi, intorno al 1000, mostrò una singolare capacità organizzativa e una gestione di ospedali e lanifici così efficente che assurse a modello di funzionalità produttiva. Primo tra gli Umiliati a essere consacrato sacerdote fu il comasco Giovanni da Meda: uomo di grande e pura devozione che bonificò il territorio di Rondenerio e vi costruì una sede religiosa poi meta di pellegrinaggi. Aumentarono le vocazioni, e le fila gerarchiche del clero raccoglievano, all'inizio del secolo XI, una parte considerevole della popolazione italiana, tra monasteri e ospedali. Destinati ai pellegrini o ai poveri, dal secolo XVI, gli ospedali persero la loro caritatevole destinazione divenendo i luoghi di maggior contagio, data la quasi totale ignoranza sui meccanismi di trasmissione della malattia, e il mancato conseguimento di progressi in campo terapeutico. Presero quindi piede i lazzaretti: nosocomi dove ammalati incurabili o affetti da malattie contagiose, venivano tenuti in isolamento. Interesse principale dell'istituzione ospedaliera era l'assistenza degli esposti, finalità che con l'unificazione degli ospedali lombardi della seconda metà del quattrocento, e con l'incremento del tasso di natalità, divenne istituzionale. Como, particolarmente attiva in questo campo, ospitava nella sua diocesi anche i trovatelli provenienti da Milano che affidava poi ad artigiani che insegnassero loro un mestiere. L'Ospedale Maggiore di Como, fondato nel 1468 quando Papa Paolo II autorizzò la fusione degli ospedali comaschi, entrò in esercizio nel 1485.


La presenza delle sedi vescovili impresse, ovunque, un impulso alla rinascita culturale, favorendo il moltiplicarsi dei centri di studio, basati sulle arti del Trivio e del Quadrivio. Ma alimentò anche le critiche sulla condotta morale contro cui combatté il fervore monastico dei secoli XI e XII, fino alla riforma della Chiesa. La stretta connessione tra politica e religione, tradusse i nuovi fermenti di rinnovamento in campo ecclesiastico in lotte politico-sociali: come la pataria, movimento sorto a Milano nella seconda metà del secolo XI, contro la simonia. L'esigenza, profondamente avvertita dalle popolazioni cittadine, di liberarsi dai vincoli feudali imposti dai vescovi-conti fu assecondata da tali movimenti autonomistici, a dispetto sia del papato sia degli ecclesiastici simoniaci. Il movimento riuscì a logorare il potere dell'alta feudalità e aprì la strada alla formazione del comune.

 
 

storia08Chiesa di Sant'Abbondio [XI-XII sec.]. Navata centrale.

R.P.P. (Responsabile Procedimento di Pubblicazione): Dott. Marco Fumagalli fumagalli.marco@comune.como.it