L'età carolingio-ottoniana |
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I sovrani merovingi sostituirono alle disordinate formazioni militari barbariche il cavalierato: un corpo armato e addestrato che il sovrano legava a sé con laute concessioni in usufrutto, di terre del fisco o della chiesa. Questa pratica istituzionalizzò il sistema feudale, che ben presto trasformò in ereditarie cariche e proprietà inizialmente elargite unicamente a titolo vitalizio. Fu la risposta alla concentrazione di estese proprietà nelle mani di grandi di enti ecclesiastici o della nobiltà. Questa fortificò i suoi domini e chiamò milizie armate a proteggere la casa dominica. Secondo la nuova organizzazione franca, Como divenne capoluogo di contea e, in virtù della sua posizione strategica, fu dotata di un complesso sistema di castelli che controllavano sia i centri abitati sia, soprattutto, i punti vitali delle vie di comunicazione che consentivano di lucrare sui traffici commerciali. La ricchezza agraria dei fondovalle alimentava, infatti, scambi commerciali sia su scala locale sia di maggiore raggio, fin oltre i valichi alpini. Il complesso progetto ideato da Carlo Magno con Milano sede imperiale e capoluogo del dominio, penalizzò notevolmente Como. I capitelli di Crevenna e di Capiate, lastre e plutei che arricchirono la basilica di Sant'Abbondio caratterizzarono l'espressione artistica di età carolingia, intesa programmaticamente al recupero dei valori formali del classicismo, che le influenze islamiche e nordiche avevano allontanato dai canoni tradizionali. Anche in questo atteggiamento nei confronti dell'arte, Carlo Magno intese riaffermare la sua intenzione di restaurazione in senso politico-religioso dell'impero romano. La potenza comitale progredì e il passaggio tra il IX e il X secolo segnò un periodo di grandi lotte intestine tra le grandi casate feudali alle cui pretese pose fine Ottone I. Il disegno ottoniano sortì come primo effetto quello di attribuire al clero smisurate ricchezze. Gli ordini monastici divennero diretti gestori di floride attività agricole. Emblematico è il caso degli Umiliati, che affondarono l'originario voto di povertà nella corruzione e nell'accumulo di ricchezze. Un ordine che ai suoi esordi, intorno al 1000, mostrò una singolare capacità organizzativa e una gestione di ospedali e lanifici così efficente che assurse a modello di funzionalità produttiva. Primo tra gli Umiliati a essere consacrato sacerdote fu il comasco Giovanni da Meda: uomo di grande e pura devozione che bonificò il territorio di Rondenerio e vi costruì una sede religiosa poi meta di pellegrinaggi. Aumentarono le vocazioni, e le fila gerarchiche del clero raccoglievano, all'inizio del secolo XI, una parte considerevole della popolazione italiana, tra monasteri e ospedali. Destinati ai pellegrini o ai poveri, dal secolo XVI, gli ospedali persero la loro caritatevole destinazione divenendo i luoghi di maggior contagio, data la quasi totale ignoranza sui meccanismi di trasmissione della malattia, e il mancato conseguimento di progressi in campo terapeutico. Presero quindi piede i lazzaretti: nosocomi dove ammalati incurabili o affetti da malattie contagiose, venivano tenuti in isolamento. Interesse principale dell'istituzione ospedaliera era l'assistenza degli esposti, finalità che con l'unificazione degli ospedali lombardi della seconda metà del quattrocento, e con l'incremento del tasso di natalità, divenne istituzionale. Como, particolarmente attiva in questo campo, ospitava nella sua diocesi anche i trovatelli provenienti da Milano che affidava poi ad artigiani che insegnassero loro un mestiere. L'Ospedale Maggiore di Como, fondato nel 1468 quando Papa Paolo II autorizzò la fusione degli ospedali comaschi, entrò in esercizio nel 1485. La presenza delle sedi vescovili impresse, ovunque, un impulso alla rinascita culturale, favorendo il moltiplicarsi dei centri di studio, basati sulle arti del Trivio e del Quadrivio. Ma alimentò anche le critiche sulla condotta morale contro cui combatté il fervore monastico dei secoli XI e XII, fino alla riforma della Chiesa. La stretta connessione tra politica e religione, tradusse i nuovi fermenti di rinnovamento in campo ecclesiastico in lotte politico-sociali: come la pataria, movimento sorto a Milano nella seconda metà del secolo XI, contro la simonia. L'esigenza, profondamente avvertita dalle popolazioni cittadine, di liberarsi dai vincoli feudali imposti dai vescovi-conti fu assecondata da tali movimenti autonomistici, a dispetto sia del papato sia degli ecclesiastici simoniaci. Il movimento riuscì a logorare il potere dell'alta feudalità e aprì la strada alla formazione del comune. |
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