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Il periodo tardo-antico

   
 

Qualcuno riconduce il nome della città all'eroe troiano, figlio di Antenore, che approdò sul suolo italiano al seguito di Enea. Altri, forse per la sua posizione, al cimro Com, "seno".

Con la promulgazione nel 313 dell'Editto di Milano, Costantino si garantì l'appoggio delle chiese cristiane: appoggio che, tramite episcopati retti da personalità forti come il vescovo Ambrogio di Milano, si rivelò un punto di riferimento politico per colmare le carenze delle istituzioni statali. Concepì inoltre una complessa struttura burocratica culminante nel concistoro (il consiglio privato del monarca) i cui funzionari ottennero il titolo di comes (da cui in epoca medioevale il titolo di conte). Nel clero si delineò un'analoga organizzazione facente capo agli episcopi, ciascuno dei quali fu messo a capo di una diocesi con la facoltà di esercitare pubbliche funzioni. Di questo periodo sono San Carpoforo, Sant'Abbondio e San Fedele che restano tra i migliori esempi architettonici dei maestri Comacini. San Carpoforo, sorta sull'impianto di un precedente tempio dedicato a Mercurio sulle pendici del Colle Baradello, si caratterizza per l'assenza del portale, la povertà dei materiali e la mancanza delle decorazioni; l'abside e il campanile risalgono al XII secolo. Sant'Abbondio sorge su una chiesa paleocristiana dedicata ai Santi Pietro e Paolo, contemporanea all'attiguo monastero benedettino, fu consacrata nel 1095 al vescovo e patrono di Como. Cotto, blocchi di sarizzo ghiandone, tufo e lastre di marmo provenienti dalle cave di Musso, si accostano in un'efficace sintesi di concezioni classiche, influssi orientali e canoni nordici. All'interno le cinque navate ospitano il pregevole ciclo di affreschi sull'Antico e il Nuovo Testamento. San Fedele, del XII secolo, sorge nel pieno centro della città su un precedente tempio paleocristiano del VI secolo dedicato a Sant'Eufemia, del quale conserva due acquasantiere rette da leoni stilofori del'VIII-IX secolo. L'interno, rivisitato nel XVII secolo, presenta navate terminanti in un corpo concentrato trilobato, con matronei e cupola.


Né il fervore cristiano né le riforme attuate da Roma impedirono la definitiva divisione dell'impero. A Como, nel 335, l'imperatore Costanzo II si trovò alle prese con una nuova incursione degli Alamanni che riuscì ad arrestare ai Campi Canini. Nel 393 l'impero romano strinse con i Franchi un accordo per convertirli a difensori del limes romano, avviando quel processo di integrazione militare e amministrativa dei regni barbarici cui seguì quello di sostituzione al governo di Roma. Il territorio lombardo godette dell'organizzazione economico-sociale romana, data la sede imperiale a Milano, fino alla morte di Teodosio nel 395. Con la successiva caduta dell'impero d'occidente e l'inizio dell'età barbarica, fu l'epilogo del primato conquistato dalla regione nel basso impero. Nonostante il tentativo del luogotenente di Teodosio, il generale Stilicone, di fermare sul Lario i popoli barbarici, la Lombardia cadde prima sotto gli Unni e in seguito sotto i Goti: la venuta qi questi si sommò alle ripetute incursioni dei Franchi nel corso della guerra gotica (535-553), intrapresa da Giustiniano per la riconquista dell'Italia. Allorché il bizantino Narsete sconfisse i Goti, un'alleanza tra vincitori e vinti consentì al re ostrogoto Teodorico di sfruttare le difese naturali, offerte dal territorio comasco, contro i Franchi già in Rezia. Nel sec. V lo stanziamento di popolazioni di stirpe germanica ai confini dell'impero, era un fatto ormai compiuto. Grazie a Clodoveo, che favorì lo sviluppo di rapporti sia con l'episcopato cattolico sia con i latifondisti di tradizione gallo-romana, il regno franco era il più solido dei barbarici. I popoli penetrati nella penisola conservarono gran parte delle strutture amministrative imperiali, conformarono il proprio stile di vita a quello diffuso nell'impero e giunsero, nel VII secolo, a fondersi con le popolazioni di tradizione romana. Al termine della guerra greco-gotica l'Italia versava in condizioni disastrose e la riorganizzazione promossa da Giustiniano per favorire sia i reduci dell'antica aristocrazia latifondista, sia i vescovi, cui attribuì funzioni pubbliche, gli sottrasse il sostegno e la legittimazione delle popolazioni. L'età di questo imperatore, scarsamente dotato di lungimiranza politica, è ricordata anche per l'introduzione in Europa della coltura del baco da seta. Fino ad allora il solo mercato della seta era quello cinese e le difficoltà di approvvigionamento rendevano il prodotto raro e costoso. Furono due frati che trafugato dalla Cina il seme del baco da seta occultandolo nella cavità vuota di una canna, resero possibile l'avvio di una delle più redditizie attività industriali e commerciali bizantine, successivamente passata in Italia.


Sul finire del sec. VI la posizione dell'episcopato era ormai consolidata, le misure imperiali ne avevano incrementato sia il patrimonio sia il prestigio, mentre il sistema dei regni romano-barbarici mostrava la sua intrinseca debolezza. Il cristianesimo divenne religione ufficiale, in luogo dei templi pagani sorsero le prime basiliche cristiane e nell'impianto urbanistico cittadino si lastricarono nuove strade verso gli edifici di culto. In effetti, nella nuova organizzazione territoriale, sono tuttora visibili gli esiti indotti dalle nuove comunità religiose con funzione di poli di aggregazione: la nascita per esempio dei quartieri di Ponte Chiasso, Monte Olimpino, Tavernola e di Sagnino. L'autonomia religiosa raggiunta da Como nel VI secolo nei confronti della diocesi milanese, favorita dallo "Scisma dei Tre Capitoli", risolse l'ostilità nata con Diocleziano le cui riforme avevano reso Milano di fatto capitale imperiale, legittimandone la sovranità sul centro lariano; dal canto suo Como aveva sempre osteggiato tale ingerenza con vivaci istanze indipendentiste, fino a divenire suffraganea della diocesi di Aquileia. A Milano già dal 379 si era stabilita la diocesi che con S. Ambrogio assunse particolare importanza nella lotta contro l'arianesimo: il punto di dissenso all'origine dello "Scisma dei Tre Capitoli", nella provincia di Aquileia protrattosi fino al 698, fu l'opposizione degli ortodossi e dei vescovi occidentali alla condanna inflitta da Giustiniano con il Concilio di Costantinopoli del 553, agli scritti di Teodoro di Mopsuestia, di Teodoreto di Ciro e di Iba (vescovo di Edessa) considerati dall'imperatore inclini all'eresia nestoriana.

 
 

storia05Chiesa di Sant'Abbondio [XI-XII sec.]. Facciata.

 
 

storia06Chiesa di San Carpoforo [XI-XII sec.]. Navata centrale.

 
 

storia07Chiesa di San Fedele [X-XI sec.]. In origine la cattedrale della città.

R.P.P. (Responsabile Procedimento di Pubblicazione): Dott. Marco Fumagalli fumagalli.marco@comune.como.it