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La conquista romana

I Romani arrestarono i Celti, occuparono i centri strategici lungo le vie di traffico e collocarono Como all'imbocco di grandi piste transmontane di straordinaria importanza politica, economica e militare. Il tutto entro un progetto di sistemazione territoriale che collegava i centri pedemontani alle valli prealpine. Denominata Regio Insubrica, la Lombardia aveva il suo centro in Mediolanum Insubrum, Centro degli Insubri, conquistata nel 222 a.C. dalle legioni romane di Marco Claudio Marcello. Nel 196 a.C. la Gallia cisalpina venne definitivamente presa e i Comensi sbaragliati con lo sterminio di 40.000 abitanti. L'iscrizione: "de Comensibus et Insubribus triumphavit", se da un lato allude alla vittoria del console romano, testimonia anche che i Galli insubri pur unendosi alla popolazione residente, non la avevano soppiantata. Insieme a Como caddero 28 castelli e l'intera zona fu posta da Roma sotto presidio militare permanente, ma solo con Cesare Como fu definitivamente acquisita dai Romani e fino al definitivo assetto municipale realizzato da Roma, la città mutò la sua economia nomade in un'economia di tipo sedentario, dotata di stabili organizzazioni politico-amministrative e artigianali, basandosi sulla tipica struttura urbanistica romana a pianta quadrata.
Soppressa la suddivisione territoriale in oppia, si sovrappose un ordinamento municipale che trasformò le cinta in vici, primi nuclei che, attraverso una graduale integrazione, diverranno vere e proprie città.
La legge Pompea, che Pompeo Strabone promulgò nell'89 a.C., divise l'Italia cisalpina in circoscrizioni urbane cui venne concesso il diritto latino; Strabone provvide inoltre al ripopolamento di Como all'indomani della terribile invasione dei Reti, un'altra popolazione preromana d'oltralpe.

Alla ricostruzione della Novum Comum, voluta da Cesare al centro della convalle debitamente bonificata, seguì nel 77 a.C. l'insediamento di 5000 coloni, un decimo dei quali apparteneva alla nobiltà greca cui è presumibilmente riconducibile l'origine etimologica di località quali Lecco [Leucos], Corenno [Corinto], Lenno [Lemna], Nesso [Nasso], Dervio [Delfo].
Como fu colonia dell'Impero dal 59 a.C.. A partire dalla dominazione cesarea e fino al II secolo d.C., la città registrò il suo primo sviluppo: nel 49 a.C. la Legge Rubria le concesse il diritto di cittadinanza ascrivendola alla tribù Ovfentina. Nel 42 a.C. decaduta la condizione giuridica di provincia, acquisì i privilegi del regime municipale, come la facoltà di eleggere una rappresentanza popolare. Il consolidarsi di un'economica fondata su attività artigianali e commerciali, indusse la città a definire un assetto urbanistico a struttura ortogonale, secondo la tipica configurazione pretoria, e a dotarsi di un foro, di un teatro, di un porto, di una cinta muraria e anche di terme, ville e templi.
Oltre ai resti delle mura e a quelli della Porta Pretoria con le due torri ottagonali, Como conserva anche le fondamenta di un vasto e articolato complesso architettonico identificabile probabilmente con la biblioteca e le terme donate alla città da Plinio il Giovane.

Il peso strategico della nuova Como fu evidente durante l'avanzata barbarica: la centuriazione augustea dispose un efficiente sistema di canali navigabili, una complessa rete di tracciati viari (per esempio dalla Rezia alla Germania) e una delle sette strade di grande traffico che tuttora collega la città lariana a Milano. Testimonianze del benessere economico durante l'età di Augusto, sono visibili a Como nel Museo Civico e a Palazzo Volpi, a Varenna nel Museo delle Grigne, e ancora: negli scritti di Caio Plinio Secondo, detto il Vecchio, estensore della Naturalis Historia pubblicata postuma nel 77, e in quelli del nipote Caio Plinio Cecilio, il Giovane, magistrato e tribuno della plebe (entrambi nati nella città). Plinio il Giovane, eletto console nell'anno 100, inviò a Como una preziosa statua per ornare il tempio in onore di Giove. Le divinità olimpiche avevano ormai rimpiazzato i primi culti gallici. La successiva crisi sociale ed economica del mondo romano, eliminò quel ceto di piccoli proprietari terrieri e commercianti che aveva garantito stabilità nei primi due secoli dell'età imperiale.

Gli anni di anarchia, lo sfacelo economico e il calo demografico completarono quel processo di disgregazione dell'unità statale che generò due realtà autonome: l'impero orientale e quello delle Gallie. Nel 250 d.C., gli Alamanni penetrarono i confini dell'impero attraverso i valichi, e furono Diocleziano e Costantino a porre rimedio alle gravi turbolenze che seguirono e che destabilizzarono l'intero dominio romano. Diocleziano potenziò le difese sui versanti settentrionali della regione, intensificò gli stanziamenti nei punti strategici e realizzò una linea fortificata. Costantino stabilì il decentramento dell'impero in 4 prefetture, ciascuna delle quali venne ulteriormente suddivisa in 12 diocesi e in numerose province, e consolidò una politica sociale, economica e finanziaria, superando gli effetti della disastrosa crisi del III secolo. Iniziò così la fortuna storica dell'intera regione lombarda, nonostante l'assetto di Roma si spostasse sempre più decisamente a oriente e lasciasse l'Italia alla mercé delle popolazioni barbariche.

R.P.P. (Responsabile Procedimento di Pubblicazione): Dott. Marco Fumagalli fumagalli.marco@comune.como.it